All posts filed under: Ricordi

Terra sovraesposta

Gialla di sole d’agosto che illumina i capelli delle donne. Le increspature verdi delle viti sui versanti, le palette dei fichi d’india, i ventagli delle palme. Le stanze tigrate di sole nella penombra dei pomeriggi e le sedie di plastica fuori dalle case. Teste grigie che gesticolano sottovoce, camici di cotone a fiori sotto il ginocchio e ciabatte. Un pescatore baffuto rammenda le reti sotto un ombrellone Sammontana stinto, lo chiamano tutti per nome. “Michele, ciao”, gli dice un altro, infilandosi nell’ombra rotonda. È in canottiera, pellaccia tostata e riccioli bagnati di sale. Si parla di pesca, di nodi e di tempesta. Entra una barca nel porto, Michele appoggia il coltello e raccoglie la cima. Nella via principale c’è un carretto di legno che vende frutta e verdura al peso di un’antica bilancia di ferro. Giovanni viene solo al mattino e sempre con un’offerta diversa: ieri aveva i fichi, oggi le albicocche. Si prende quello che viene. Il pane caldo ogni mattina, il vino bianco ogni sera, l’aria infuocata dei pomeriggi asciuga il bucato sui …

Ritrovarsi in un bicchier d’acqua

Da piccola tenevo sempre un bicchiere d’acqua sul comodino. Mi svegliavo e sapevo che era lì accanto, nel buio. Una solida certezza trasparente. Ecco, tu eri questo per me. C’eri. Eri l’unica persona alla quale avrei consegnato tutti i miei pensieri, li avresti custoditi tra i tuoi e un giorno si sarebbero confusi e non avresti più saputo a chi appartenessero. A volte ti aprivi in modo disarmante e allo stesso modo ti chiudevi all’improvviso, senza cambiare espressione né posizione. E rimanevo da sola nella stanza. Mi piaceva come funzionava il tuo cervello, i pensieri sembravano fiorire uno dopo l’altro in tutte le direzioni, come un rizoma. Non era mai solo quello che pensavi, era sempre anche quello che sentivi. E quando ti guardavo negli occhi mi sembrava di essere al mare. Ti ricordi quella notte di fine ottobre mentre calpestavamo la nebbia sul marciapiede, abbiamo visto passare un’auto nera con i fanali rotti e ti ho detto “Guarda, quella macchina sembra un grosso animale ferito” e tu mi hai dato un bacio che mi …

Mamma

La prima cosa che ho pensato quando te ne sei andata di casa è stata la spremuta. Me la preparavi ogni mattina da qualche mese, assecondando i miei periodici cambi di gusti a colazione. Hai preso la bici e te ne sei andata, e io ho pensato “Adesso chi mi preparerà la spremuta al mattino?”. Poi ho pensato alla tua carezza fresca che mi aveva risparmiato il rumore della sveglia, ogni giorno per tutta la vita fino a lì. Se dovessi parlare di te partirei dalle mani, le conosco a memoria, ne conosco la forma, la misura e il tocco. Sapevano di candeggina perché non usavi i guanti per pulire il bagno, di limone quando cercavi di mandare via l’odore del pesce dopo mangiato. Erano sempre fredde perché sei freddolosa, avevano i segni rossi delle scottature nel forno perché non stai mai attenta. Mettevi lo smalto rosa perla sulle unghie, era l’unico colore che compravi e ne conservavi una boccetta piena nella casa al mare. Ne ho trovata una l’altro giorno in fondo all’armadietto. Ormai era secco, …